
Ripubblichiamo l’interessante intervista alla professoressa Gillian Crampton Smith, docente di Interaction Design alla IUAV di Venezia, realizzata da Paolo Basso, Giacomo Coppe e Matteo Lanteri. La docente affronta il complesso tema dell’evoluzione dell’interaction design con i nuovi strumenti a disposizione di chi progetta.
L’interfaccia di un software può essere disegnata in molti modi diversi, secondo una libera interpretazione del progettista, che dovrebbe però combinare sempre la logica del funzionamento del programma con gli aspetti più grafici/visuali che si vogliono comunicare all’utente.
Prima di disegnare un’interfaccia il progettista deve averne chiaro il modello mentale: mentre anni fa i ritmi di progetto erano più lenti, con la necessità di fare molti schemi preparatori, oggi la tecnologia dà la possibilità di fare numerosi test, in modo da capire immediatamente cosa può funzionare e cosa no.
I nuovi strumenti grafici portano con sé, ovviamente, anche l’altra faccia della medaglia: il computer rende tutto più semplice e tende a renderti più pigro, servendoti già le alternative tra le quali scegliere. E' importante quindi mantenere sempre alto il tasso di creatività “umana”, perché se tutti hanno a disposizione gli stessi strumenti informatici si rischia di ottenere tanti risultati uguali.
Dal punto di vista hardware, tavolette grafiche e dispositivi touch avranno un sempre maggiore sviluppo in questo settore, perché uniscono la forza della manualità alla comodità dei programmi avanzati di grafica. Secondo la docente, tavolette grafiche e superfici touch (se di adeguate dimensioni) permettono in generale una maggiore libertà di movimento e di conseguenza una maggiore creatività.
Sempre secondo Smith, nel futuro saranno più probabili miglioramenti non tanto nella grafica “pura”, quanto per il processo della progettazione: basta pensare a quanto può essere utile una videoconferenza per dialogare a distanza, quanto sia sempre più indispensabile avere un proprio sito per essere esistere sul mercato e quanto il web 2.0 stia già promuovendo condivisione e collaborazione nel lavoro.