
Su Casa&Design, una delle rubriche più seguite di Repubblica.it, è uscita un’interessante intervista ad Andrea Branzi, architetto di fama internazionale e Presidente del Corso di Laurea della Facoltà di Interni e Design al Politecnico di Milano. Il tema della conversazione è più che mai attuale: che significato ha la figura del designer oggi?
Branzi sottolinea soprattutto le differenze tra passato e presente del design in Italia: mentre negli anni Sessanta i designer e le industrie che li richiedevano erano ancora relativamente pochi, oggi la richiesta di mercato è molto maggiore. Il design entra in qualsiasi settore e ad esso si chiede innovazione e funzionalità.
La domanda giustifica l’offerta ed ecco allora che si moltiplicano scuole, percorsi universitari e corsi professionali di design: alla nuova generazione di designer si richiede ancora più creatività e autonomia, progetti democratici e assolutamente non d’elite, ibridazione tra estetica e tecnologia.
Secondo Branzi, il sistema industriale italiano, caratterizzato da sempre dalla piccola e media impresa, sarebbe più flessibile al dialogo con i designer rispetto ad altri Paesi, nei quali programmazione di mercato e produzione di serie diventano limiti per il design: “Il sistema industriale italiano paradossalmente essendo più debole ha permesso l’ibridazione di cultura del progetto e industriale, che è la definizione di design”.
Infine un accenno al “design al femminile”: forse un nuovo capitolo della storia del design, che può dare nuova linfa a tutto il sistema industriale, grazie a una diversa sensibilità e anche a un diverso modo di pensare a problemi e soluzioni. Le donne, secondo Branzi, avrebbero maggiore desiderio di osare, unito a una minor paura di sbagliare.